Novità 2018! l’importante collaborazione con DGSA-David  G. Simons Academy

Novità 2018! l’importante collaborazione con DGSA-David G. Simons Academy

Siamo lieti di presentare per l’anno 2018 l’importante collaborazione con  David G. Simons Academy.

Nostra intervista ai docenti di lingua italiana.

Ciao Diego, ciao Adriano, nel 2018 nasce questa importante collaborazione tra DGS Academy e Sinergia&Sviluppo. Potete illustrarci cosa rappresenta DGS Academy?

Ciao Luca, diciamo che per entrambi la DGSA è stata prima un luogo di formazione e successivamente l’ambiente ideale in cui perfezionare la conoscenza della materia e dedicarci alla nostra comune passione per l’insegnamento. Volendo invece far parlare i numeri la DGSA è: 14 anni di attività, più di 1.400 corsi in 25 nazioni, con migliaia di colleghi formati nella gestione del dolore miofasciale. Numeri a parte, siamo un gruppo di lavoro internazionale costituito da istruttori di grande esperienza clinica, attivi a vario titolo nella formazione e nella ricerca. Attualmente nel nostro gruppo compaiono anche alcuni dei massimi esperti nella gestione del dolore miofasciale. La passione e il rigore metodologico che hanno contraddistinto da subito gli istruttori DGSA le solo poi valsi il riconoscimento ufficiale di David G Simons, pioniere mondiale della ricerca sul dolore miofasciale – insieme a Janet Travell – a cui l’Accademia ha deciso di intitolare il proprio nome.

 

Potete descriverci brevemente il vostro percorso professionale?

Diego Leoni: Dopo la laurea in Fisioterapia e una decina di anni full-time nella clinica mi sono avvicinato prima al mondo della formazione, collaborando per 5 anni con il Master RDM dell’Università di Genova, e poi a quello della ricerca, presso il Laboratorio di Ricerca in Riabilitazione della SUPSI a Lugano, con la quale collaboro tutt’oggi. L’incontro personale con Ricky Weissmann e Christian Gröbli nel 2011, e la scoperta di una forte passione comune per la formazione nell’ambito del management del dolore hanno fatto sì che nel 2014, dopo l’ottenimento della certificazione di Dry Needling Therapist, ricevessi l’invito a far parte della DGSA. Ovviamente non ci ho pensato due volte… ed eccomi qua! Ho poi avuto il piacere di affiancare Adriano per alcuni corsi, e dal 2015 insegno in Italia, Belgio, India e Malesia come istruttore ufficiale DGSA.

Adriano di Giacomo: Subito dopo la laurea in Fisioterapia nel 2000, ho intrapreso la formazione con la DGSA, che ho concluso nel 2002 con l’ottenimento di entrambe le certificazioni in Dry Needling Therapist e Trigger Point Therapist. Nella clinica mi sono dedicato in particolar modo alla riabilitazione sportiva, e nel 2007 ho cominciato ad insegnare per la DGSA. La passione per la formazione e la conoscenza delle lingue, mi hanno portato così a insegnare oltre 150 corsi in diversi paesi del mondo. L’aspetto che ancora oggi mi convince della qualità dei nostri corsi è l’interesse che riscontro ovunque, anche tra colleghi di culture molto diverse. A chi mi chiede dove trovi gli stimoli per la mia attività di docenza rispondo che per me ‘la formazione è passione”. La stessa passione che ho per l’anatomia, materia che insegno presso l’Università di Berna, e che mi anima nel lavoro con i miei pazienti.

 

Nel 2018, saranno proposti due ambiti formativi di approfondimento, il “Dry needling” e il “Trattamento manuale dei trigger point”.  Potete raccontarci come vi siete avvicinati a queste due tecniche e quanto incidono attualmente nello svolgimento della vostra attività professionale?

Diego Leoni: Se dovessi pensare la mia pratica clinica oggi senza queste due modalità di trattamento, sono sincero, quasi non saprei come trattare i miei pazienti. Sono due tecniche complementari, che si sposano molto bene con la terapia manuale e l’esercizio fisico, e che migliorano drammaticamente l’efficacia del nostro lavoro soprattutto per quanto riguarda la gestione del dolore. Curare il dolore, lo sappiamo molto bene, significa mettere i nostri pazienti in condizione di ottimizzare il lavoro di ricondizionamento fisico e di riprendere al meglio lo svolgimento delle loro attività, sportive e di lavoro.

Adriano di Giacomo: Devo dire che anch’io, come Diego, farei fatica a immaginare un trattamento senza l’inclusione, almeno in parte, delle tecniche per il trattamento dei trigger point. Con la terapia manuale e l’esercizio fisico, le tecniche per il trattamento delle disfunzioni miofasciali sono senza dubbio la parte prevalente della mia pratica clinica. Una volta risolta la fase dolorosa poi, il trattamento dei trigger point – quelli latenti –, è di grande utilità per migliorare la mobilità e il controllo motorio. L’efficacia di queste tecniche e il riscontro immediato dei miglioramenti da parte dei miei pazienti sono la conferma quotidiana della loro importanza.

 

Quali profili di patologia possono essere trattati con le due tecniche?

L’indicazione principale del DN e delle tecniche manuali presentate ai nostri corsi rimane indubbiamente la Sindrome Dolorosa Miofasciale, una condizione caratterizzata da dolore pressante, profondo, sia locale che riferito, associato alla presenza di uno o più trigger point… questo in tutte regioni corporee. È una condizione riconosciuta dal 1994 dalla IASP che comprende ovviamente una serie numerosa di quadri clinici diversi: mal di testa muscolo-tensivo, varie forme di dolori spinali aspecifici, dolore subacromiale, epicondalgie, fascite plantare…

Oltre a questo è ormai consolidato che i TrP sono spesso associati, come causa secondaria di dolore, a disturbi che apparentemente non hanno nulla a che vedere con le strutture miofasciali… penso all’artrosi o ad alcune forme di dolore neurogenico e viscerale… anche in questi casi infatti, esaminando la muscolatura di quella regione o i relativi segmenti vertebrali, si ritrovano spesso numerosi TrP… in tutti questi casi trovano indicazioni le tecniche che insegniamo.

 

Il titolo dei vostri eventi richiama il “fattore” 30 richiamando la pratica su 30 muscoli principali. Potete spiegarci il ragionamento clinico e teorico che sottende a questa scelta? 

È presto detto. Il numero 30 si riferisce al fatto che in entrambi i corsi introduttivi, Dry Needling (DN) e Terapia Manuale (MT), le tecniche vengono presentate su una selezione di 30 muscoli. I muscoli selezionati sono il risultato di un sondaggio promosso tempo fa presso alcuni nostri istruttori operanti in ambiti diversi della riabilitazione, a cui è stato chiesto di indicare i 30 muscoli clinicamente più rilevanti – quelli che trattavano con maggior frequenza – nella loro pratica clinica. Su questa base sono stati riformulati i corsi base che da allora si sono chiamati TOP 30 DN e TOP 30 MT.

 

Abbiamo accolto con un certo stupore il parere del Consiglio Superiore di Sanità pubblicato lo scorso 22 novembre rispetto alla facoltà di praticare il DN Italia. Come avete accolto questa notizia da addetti ai lavori?

Inutile negare che l’ultimo comunicato del CSS, sancendo l’impossibilità per un fisioterapista di praticare il DN in Italia, ha destato profondo dispiacere tra gli interessati al DN, e non solo. Senza entrare nel merito dei contenuti – lo si farà in altre sedi – l’esclusione dal tavolo di discussione di una rappresentanza qualificata di fisioterapisti ha impoverito drasticamente la qualità del dibattito. Questo in relazione a tutti i temi fondamentali: sicurezza, efficacia, efficienza. A deludere e preoccupare non è solo l’esito del documento, ma la modalità con cui è stato prodotto. Lo esprime bene anche l’AIFI, nei primi due comunicati in merito alla questione, il 23 e 24 novembre. Speriamo tutti che a breve sia possibile ridiscutere l’esito del documento e che la chiusura guadagnata finora lasci spazio a un’apertura che per titoli e competenze ci spetterebbe di diritto. Uno sguardo oltre confine, a cominciare dai paesi “faro” per la fisioterapia, dovrebbe bastare quantomeno per fare qualche riflessione sull’anacronismo di questo documento.

 

Un’ultima cosa, nonostante la premessa sul quadro normativo. Nel vostro programma si parla di possibilità di ottenere il certificato “Dry Needling Therapist”. Potete descriverci l’obiettivo e il valore di questa certificazione?

La certificazione in Dry Needling Therapist rappresenta un passaggio di valore per tutti i fisioterapisti che vogliano praticare con competenza il DN. Attesta il nostro livello di preparazione nella pratica del DN rispetto al mondo esterno: pazienti, colleghi, medici, istituzioni… e costituisce la garanzia che si è raggiunto il livello di competenze e abilità necessario per la pratica sicura ed efficace il DN. Al momento – purtroppo – questo vale solo al di fuori dell’Italia, ma siamo fiduciosi di poter riproporre questo percorso di certificazione anche qui.

 

I CORSI IN PROGRAMMA:

PADOVA, 23-24-25  marzo   –    TRATTAMENTO MANUALE DEI TRIGGER POINT. CORSO TOP 30 MT 

ROMA, 28-29-30 settembre –    TRATTAMENTO MANUALE DEI TRIGGER POINT. CORSO TOP 30 MT 

BOLOGNA, 19-21-21 0ttobre –   TRATTAMENTO MANUALE DEI TRIGGER POINT. CORSO TOP 30 MT 

PADOVA, 16-17-18 novembre – DRY NEEDLING. CORSO TOP 30 DN